Francesco Fanoli — Appunti per un «ritratto di famiglia» transcontinentale: griot, showbusiness e globalizzazione

Abstract

A partire circa dalla seconda metà del secolo scorso, il termine griot e le pratiche ad esso legate hanno iniziato a diffondersi sempre più all’esterno del continente africano. A fronte di una tale diffusione si assiste ad un processo ambivalente: da un lato un’omogeneizzazione ai meccanismi dell’industria dello spettacolo, evidente in alcuni ambiti della “world music”; dall’altro una differenziazione dell’istituzione. Una tale dinamica costringe a rimettere in discussione un termine che, se preso in modo rigido, rischia di creare confusione più che comprensione. In particolare, a livello del senso comune e in parte della storia degli studi, possiamo rinvenire una sorta di modello reificato – “il griot tradizionale”, frutto delle distorsioni semplificatrici presenti tanto nella letteratura di viaggio quanto nelle politiche culturali di diversi stati dell’Africa occidentale – a partire dal quale viene misurata la maggiore o minore “griotità dei personaggi in questione. Tuttavia, la diffusione globale della parola unita alla rivendicazione di un’origine comune da parte dei differenti griot rende problematico sbarazzarsi di tale categoria. Di conseguenza, una volta individuate alcune delle trappole nascoste nelle pieghe del discorso sui griot e abbandonata la pretesa di trovare una serie di elementi comuni rintracciabili in tutti i diversi contesti di un tale “universo”, sono proposte alcune linee guida verso la costruzione di un “ritratto di famiglia” transcontinentale. In altre parole si tratta di individuare diversi «giochi linguistici» al cui interno si articola l’istituzione, in modo da far emergere molteplici grammatiche e quindi modi diversi di essere e di rappresentare i griot.

Starting roughly from the second half of last century, the term griot and the practices tied to it have been spreading more and more outside the African Continent. As a consequence we have been observing a dynamic and ambivalent process: on one hand an homogenization to the entertainment industry mechanisms, evident in some sphere of the “world music”; on the other hand a differentiation of the institution. This kind of process oblige to put under de sign of question a term which, if read in rigid way, risks to generate confusion more than understanding. Particularly, from a common sense point of view and taking into consideration part of the scientific literature, we might find out a reified pattern: “The Traditional Griot”, a result of the simplifying distortions present as much in the travel literature as in the politics of culture of some West African States. This reified model is being used as the main method to measure the “griotness” of people. Nevertheless, the term’s global diffusion and the claim of a common origin from different griots make difficult to simply eliminate such a category. As a consequence, after we have spot the traps hidden in griot-related discourse and after we have abandoned the claim of finding a set of common elements present in all contexts of such an “universe”, we propose some guide lines towards the construction of a transcontinental “family’s portrait”. In other words we individuate different “linguistic games” in which the institution is articulated, as to make appear manifold grammars and so different way of being and representing griots.