Abstract
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Questo contributo esamina i processi di ideazione e costruzione del monumento a Rodolfo Graziani ad Affile (Alta valle dell’Aniene) nel quadro delle politiche della memoria e delle tensioni legate alla cancel culture. Attraverso un’analisi storicopolitica e spaziale, ripercorre il percorso dal progetto postbellico all’inaugurazione del mausoleo nell’agosto 2012, mettendo in luce il coinvolgimento del le amministrazioni locali nella riformulazione dell’immagine di Graziani e nell’elusione dei controlli istituzionali. In parallelo si segue il caso del prossimo paese di Filettino, luogo natale del generale, per cogliere le diverse strategie di legittima zione storica e patrimonializzazione. Infine, si percorrono le risposte della società civile – tra denunce per apologia di fascismo, sentenze di primo e secondo grado e assoluzione in Cassazione nel 2019 – e le pratiche di dissenso urbano, riflettendo sul ruolo dello spazio pubblico come campo di battaglia di memorie e ideologie.
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This article analyzes the design and construction strategies of the monument to Rodolfo Graziani in Affile (Upper Aniene Valley) within the frameworks of memory politics and the cancel culture debate. Employing a historicalpolitical and spatial approach, it traces the project from its early postwar proposal to the mausoleum’s inauguration in August 2012, highlighting how local administrations reframed Graziani’s image and circumvented institutional oversight. The study compares the Affile case with Filettino, the general’s birthplace, to explore differing modes of historical legitimization and patrimonialization. Finally, it assesses civil society’s reactions – ranging from charges of fascist apology and lowercourt convictions to the 2019 acquittal by the Court of Cassation – and urban dissent practices, reflecting on public space as a contested device of memory and ideology.