Antonio Deias — Contrappunto dodecafonico. Componimento per Giorgio Baratta

Abstract

Nell’articolo si discutono alcune delle proposte di Antonio Gramsci in contrappunto. Dialoghi col presente di Giorgio Baratta. Dopo aver evidenziato il cambiamento di prospettiva nell’abbozzo di biografia del pensatore sardo, indagata nel profondo degli anni vissuti in Sardegna e soprattutto a Ghilarza, viene esaminata la categoria del contrappunto come metafora dialogica per dare voce e senso, poggiandosi sul bordone dell’elaborazione gramsciana, a popoli e soggetti subalterni del mondo. Particolarmente si argomenta la discrepanza fra la dialettica come è tratteggiata da Gramsci nei Quaderni e la riduzione di questa a dialettica negativa operata da Adorno, quest’ultima esaminata soprattutto attraverso i diversi momenti dell’estetica musicale del sociologo della scuola di Francoforte. Resi problematici questi presupposti che reggono la scrittura di Baratta, si cerca di dimostrare come la proposta dialogica fra gli esiti teorici e politici dell’elaborazione di Gramsci nei Quaderni e le linee guida dell’elaborazione di E. Said risulti meno scontata di quanto l’autore di Gramsci in contrappunto lasci credere. La chiusa – ricordando che l’opera e il pensiero di Gramsci emerge come tentativo di risposta, incentrata sull’emancipazione e sul protagonismo dei subalterni, alla crisi europea – lascia trasparire l’interrogativo inespresso se ancora una volta Gramsci può essere piegato ad esigenze immediatamente politiche, siano esse internazionali o nazionali.

In the article some of the suggestions from Antonio Gramsci in contrappunto. Dialoghi col presente by Giorgio Baratta are discussed. After having underlined a change of perspective in the biography of the Sardinian thinker, whose years spent in Ghilarza are investigated in depth, the category of “contrappunto” (counterpoint) is analysed as a metaphor of dialogue to give voice and meaning, relying on the solid gramscian analysis, to the subordinated people and subjects of the world. In particular, this article discusses the discrepancy between the dialectic as it is traced by Gramsci in the Quaderni and its reduction into a negative dialectic performed by Adorno, the latter is mainly examined through different moments of the aesthetics of music of the Frankfurt’s sociologist. Once these assumptions sustaining Baratta’s writings are put into question, the author aims at demonstrating how the dialog proposal deriving from the theoretical and political outcomes of the gramscian analysis in the Quaderni and E.Said’s analysis guidelines, turns out less predictable than the author’s beliefs in Gramsci in contrappunto. The conclusion – reminding that Gramsci’s oeuvre and thought emerges as an attempt to give an answer, focused on the emancipation and the primary role of subordinated people, to the European crisis – shows the unexpressed doubt whether Gramsci can be bent again for immediate political circumstances, being on national or international levels.