Enzo Vinicio Alliegro — Tra demologia, etnologia e antropologia. Alberto Mario Cirese e ‘il paradigma impossibile’

Abstract

Il presente saggio, basato sull’impiego di fonti documentarie a stampa, archivistiche e orali, intende assumere quale oggetto di riflessione il ruolo di Alberto Mario Cirese nel consolidamento delle discipline demoetnoantropologiche italiane nel secondo dopoguerra. La disamina del percorso formativo di Cirese svolto in Italia e in Francia tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, in stratta relazione con il pensiero di Toschi, Pettazzoni, de Martino, Gramsci, ma anche di Croce e di Lévi-Strauss, consente di isolare diverse componenti teorico-metodologiche che hanno determinato un modo specifico, ciresiano appunto, di fare e concepire l’antropologia, indirizzato ad integrare scuole e tradizioni di studio, e a superare steccati disciplinari. Secondo un’analisi di longue durée, attenta inoltre alla ricostruzione del contesto accademico di quegli anni, viene proposto di leggere la stesura di Cultura egemonica e culture subalterne quale diretta espressione di una forte tensione epistemologica, che vede confrontarsi un indubbio disegno di normalizzazione (della demologia) con un radicato anelito di superamento dei suoi paradigmi dominanti, anche in vista della costituzione di un fronte disciplinare unitario, quello delle discipline M-DEA.

This article, based on the use of printed documentary, archival, and oral sources, attempts a reflection on the role played by Alberto Mario Cirese in the consolidation of Italian ethno-anthropology in the years after the Second World War. The study of Cirese’s formative years in Italy and France between the Forties and the Fifties, closely related to the theories supported by Toschi, Pettazzoni, De Martino, Gramsci, and even Croce and Lévi-Strauss, allows us to single out various theoretical and methodological elements which have shaped a specific, ‘ciresian’ way of considering and doing anthropology, which combines different schools and traditions, and goes beyond academic fences. Based on a longue durée analysis and on a careful reconstruction of the academic context of those years, a proposal is made to read Cultura egemonica e culture subalterne as a direct expression of a hard epistemological tension, in which a project unquestionably aimed at normalizing demology is confronted with a deep-rooted desire of going beyond the prevailing academic paradigms, with a view to building a joint academic front, that of ethno-anthropology.