Enzo Vinicio Alliegro — De Martino – Cirese. Percorsi di studio, assetti accademici e rifondazione delle discipline demoetnoantropologiche italiane

Abstract

Il testo inserisce i materiali documentari dell’archivio Cirese nel contesto di alcuni momenti cruciali della storia degli studi demoetnoantropologici italiani. In particolare, il rapporto tra Cirese e de Martino (che sta al centro dei documenti inediti) risulta meglio intellegibili se ricondotto a tre fasi ben distinte: 1. il ‘discepolato’ e la ‘collaborazione’ (1948-1954); 2. il ‘conflitto’ e lo ‘strappo’ (1954/55-1960); 3. la (parziale) riconciliazione (1960-1965). Si tratta di tre parentesi in cui gli studiosi ebbero modo di colloquiare e discutere direttamente a Roma e a Cagliari, oppure indirettamente e a distanza servendosi della carta (manoscritta o stampata) e della mediazione di amici comuni. Oltre a queste tre fasi va poi considerato un quarto momento, protrattosi oltre il 1965, in cui il rapporto non più dialogico si svolse secondo modalità alquanto controverse: negli anni Sessanta e Settanta con iniziative di commemorazione, di valorizzazione della memoria, di lettura diretta dell’opera demartiniana e di sostegno alla sua inclusione critica nel dibattito sulle discipline M-DEA; a partire dagli anni Ottanta con l’esplicitazione di un risentimento profondo reso manifesto in varie occasioni. Infine, negli anni più recenti, con l’allestimento dell’archivio digitale e la decisa divulgazione della documentazione sul pianto funebre. Infine, il saggio suggerisce di rivalutare l’importanza del ruolo di autorità scientifica e accademica svolto da Raffaele Pettazzoni nei confronti di entrambi gli studiosi, che ha in qualche modo influito sul loro rapporto.

This paper reads some sources of the Cirese archive in the wider context of postwar Italian anthropological studies. In particular, the relationship between Cirese and de Martino (which is at the very center of these unpublished documents) is better intelligible if traced to three distinct phases: 1. the “discipleship” and “collaboration” phase (1948-1954); 2. the “conflict” and the “tearing” phase (1954/55-1960); 3. the (partial) reconciliation (1960-1965). These are three moments in which scholars were able to talk and discuss directly in Rome and Cagliari, or indirectly using paper (manuscript or printed) and the mediation of common friends. In addition to these three phases, it must also be considered a fourth moment, which lasted beyond 1965, when the non-dialogical relationship took place in rather controversial ways: in the Sixties and Seventies with commemoration, memory enhancement, direct reading of the de Martino’s work and support for its critical inclusion in anthropological debates; starting from the eighties, with the expression of a deep resentment made manifest on various occasions. Finally, in more recent years, with the preparation of the digital archive and the decisive disclosure of documentation on the ritual mourning lament. Finally, the essay suggests re-evaluating the importance of the role of scientific and academic authority played by Raffaele Pettazzoni towards both scholars – a role which has someway influenced their relationship.